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"E’ stato unanime il sostegno dei Ministri degli Esteri ispanoamericani alla lotta contro il blocco e per l’estradizione di Luis Posada Carriles" ha affermato Felipe Pérez Roque, ministro degli esteri della Repubblica di Cuba, durante la conferenza stampa svoltasi alla fine della seconda riunione ministeriale del Summit dei paesi ispanoamericani di Salamanca, Spagna.
Il ministro ha espresso soddisfazione per il sostegno ricevuto dai due comunicati speciali presentati da Cuba, che faranno parte delle deliberazioni dell’appuntamento. Ha elogiato il clima di lavoro e di franchezza nei dibattiti

SALAMANCA.- “Un segnale chiaro e inequivocabile del sostegno della comunità ispanoamericana alla lotta del popolo cubano per la fine del blocco impostogli da più di 4 decenni dal Governo degli Stati Uniti e che costituisce il principale ostacolo al nostro sviluppo economico e sociale”. Così ha definito il ministro degli Affari Esteri Felipe Pérez Roque l’approvazione unanime del Comunicato Speciale sul tema in questo XV° Summit di Salamanca.
Uguale considerazione ha fatto a proposito del Comunicato Speciale sul terrorismo, presentato da Cuba e che – ha detto il Ministro – il Governo degli Stati Uniti deve intendere come una dimostrazione dell’appoggio dei nostri paesi “alle pratiche svolte per ottenere l’estradizione del responsabile dell’attentato terroristico a un aereo della ‘Cubana de Aviación’, avvenuto nell’ottobre del 1976, che causò la morte di 73 civili innocenti e portarlo di fronte alla giustizia”, cioè di Luis Posada Carriles.

Nella sala V del Palazzo dei Congressi e delle Esposizioni, stipata di giornalisti, il ministro cubano degli Esteri ha spiegato di essere lì per condividere “la nostra soddisfazione per il comunicato speciale del Summit sulla necessità di porre fine al blocco imposto dal Governo degli Stati Uniti d’America a Cuba, compresa l’applicazione della cosiddetta Legge Helms-Burton”.
Questo documento afferma tra le altre cose che “risulta inaccettabile l’applicazione di misure coercitive unilaterali che danneggiano il benessere dei popoli e ostruiscono i processi d’integrazione”.
Nella dichiarazione – ha spiegato Pérez Roque – si riafferma ancora una volta “la difesa del libero scambio e della pratica trasparente del commercio internazionale” che viene violata dal blocco degli Stati Uniti contro Cuba.
Il testo ribadisce “il più energico rifiuto all’applicazione di leggi e di misure contrarie al Diritto Internazionale come la Legge Helms-Burton” – punto chiave del blocco –, “ed esorta il Governo degli Stati Uniti d’America a porre fine alla sua applicazione”.
Il documento dice anche: “Chiediamo al Governo degli Stati Uniti d’America di compiere quanto stabilito nelle 13 risoluzioni successive approvate nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario che mantiene contro Cuba”.
“Ci sembra importante” – ha sottolineato – “che il Comunicato segnali alla fine: ‘Sollecitiamo il Governo degli Stati Uniti soprattutto a bloccare con decorrenza immediata l’applicazione delle misure adottate nel corso degli ultimi due anni con l’obiettivo di rafforzare e approfondire l’impatto della sua politica di blocco nei confronti di Cuba”.

Noi cubani che partecipiamo alla conferenza stampa sappiamo che il coraggioso paragrafo approvato dai ministri ispanoamericani costituisce una chiara allusione alle misure adottate dall’Amministrazione di George W. Bush nel maggio dell’anno scorso, che hanno approfondito il carattere genocida del blocco.
“Abbiamo espresso agli altri paesi che compongono la comunità ispanoamericana il nostro ringraziamento per questo appoggio, per questo segno inequivocabile e chiaro di sostegno alla lotta condotta dal popolo cubano per la soppressione del blocco costatoci più di 82 miliardi di dollari negli ultimi quattro decenni e che costituisce oggi il principale ostacolo allo sviluppo economico e sociale dei cubani”, ha indicato Pérez Roque.

“Il blocco” – ha sottolineato – “è un esempio di violazione generale, flagrante e sistematica dei diritti di tutto il nostro popolo”.
“Ci pare che il Summit di Salamanca abbia fatto un passo avanti nell’incisività della dichiarazione, nella chiarezza della sua posizione rispetto al tema. In tutti i summit precedenti è stato espresso il rifiuto della Legge Helms-Burton, del blocco contro Cuba e questo Comunicato Speciale di Salamanca è un’espressione di solidarietà tra i paesi ispanoamericani”.

LA RIAFFERMAZIONE DEL RIFIUTO DEI SUMMIT ISPANOAMERICANI NEI CONFRONTI DEL TERRORISMO
Il Ministro cubano ha spiegato alla stampa che, sempre su proposta della delegazione cubana ed anche in questo caso all’unanimità, è stato approvato un Comunicato in appoggio alla lotta contro il terrorismo “che sostiene le posizioni che noi paesi ispanoamericani abbiamo adottato nei summit precedenti, come la riaffermazione del nostro impegno a combattere il terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni, nonchè quello di adottare misure per prevenire ed eliminare il finanziamento e la preparazione di qualsiasi atto terroristico, negare rifugio ai finanziatori, agli autori e agli organizzatori o patrocinatori degli atti di terrorismo”.

“Mi interessa sottolineare in modo speciale”, ha detto, “che nel testo facciamo riferimento al Comunicato Speciale sul terrorismo adottato nel XV° Summit Ispanoamericano ed esprimiamo il nostro sostegno alle pratiche svolte per ottenere l’estradizione e portare di fronte alla giustizia il responsabile dell’attentato terroristico a un aereo della ‘Cubana de Aviación’ avvenuto nell’ottobre 1976, causante la morte di 73 civili innocenti. Tutti sanno che è il terrorista internazionale Luis Posada Carriles, autore di molteplici crimini e atti di terrore contro cittadini cubani e di altri pesi, compresi nordamericani”.

“Posada Carriles” – ha denunciato Pérez Roque – “si trova in questo momento detenuto negli Stati Uniti in un’installazione dell’Immigrazione, trattato come un re ed è in marcia un piano per permettergli di vivere in quel paese utilizzando l’insostenibile pretesto che, se deportato in Venezuela, potrebbe venire torturato”.

“Questo è un utilizzo perverso della Convenzione per la prevenzione e la sanzione dei delitti di tortura, che non ha nulla a che vedere con lo spirito di questa legislazione e serve solo a negare l’estradizione” , ha spiegato.

Pérez Roque ha ricordato che continua ad essere vigente negli Stati Uniti il processo di richiesta d’estradizione che il Governo del Venezuela ha fatto pervenire. “In tal senso” – ha aggiunto – “l’ultima parola deve dirla la segretaria di Stato Condoleezza Rice”.

Il testo recita inoltre che “riaffermeremo il valore dell’estradizione come strumento essenziale nella lotta contro il terrorismo ed esorteremo quegli Stati che hanno ricevuto richieste d’estradizione di terroristi presentate da paesi membri della nostra comunità, a prenderle in considerazione come dovuto, attenendosi al quadro legale applicabile”.

Il Ministro cubano ha affermato: “Speriamo che il Comunicato dia un chiaro segnale dell’appoggio dei paesi ispanoamericani a questa richiesta. Questi testi verranno considerati dai capi di Stato ma mi sembra che abbiano già ricevuto un esplicito consenso e che là a Cuba, nella nostra Patria, verrà ricevuta con soddisfazione questa notizia”.

AMBIENTE POSITIVO NELLA RIUNIONE
Rispondendo alle considerazioni di uno dei giornalisti presenti nella conferenza stampa, secondo le quali i due comunicati potrebbero avere meno forza in quanto non inclusi nel testo della Dichiarazione Finale, Pérez Roque ha negato questa possibilità ed ha spiegato che, fin dal Summit precedente, era stato deciso di fare un documento finale snello, incentrato soprattutto sulla discussione che i capi di Stato terranno su altri temi.

“Al contrario” – ha sottolineato – “in questo modo si è voluto trattare più ampiamente ed incisivamente di prima questi temi e pertanto siamo molto soddisfatti di questa formula”.

Rispetto agli altri comunicati speciali approvati, il ministro degli Esteri cubano ha detto che sono stati dodici e che in un solo caso la nostra delegazione non ha dato il suo consenso. “Si tratta” – ha precisato – “di un comunicato relativo alla situazione interna del Nicaragua, il cui testo ne riprende un’altro adottato nella OEA, dalla quale Cuba è stata esclusa per decisione del Governo nordamericano e della quale pertanto non accettiamo le deliberazioni e le risoluzioni”.

“Ci dissociamo inoltre in base al principio che debba essere rispettato il principio della sovranità e che gli affari interni dei singoli paesi non vadano giudicati”.

Ha messo in risalto che questo è il Summit Ispanoamericano che ha dedicato più spazio alla discussione, ha creato un ambiente migliore per poter discutere con franchezza, senza la pressione del tempo od eccessive esigenze protocollari. “Quella dei ministri è stata una riunione di lavoro ed apprezziamo il fatto che il programma preparato dai capi di Stato segua l’idea di privilegiare il dibattito. La riunione appena terminata, presieduta dal ministro Moratinos, è stata caratterizzata da un produttivo, ampio e fruttuoso dibattito su temi d’interesse prioritario per i nostri popoli”.