APPROFONDIMENTI
   
Quanta ignoranza su Cuba, anche a sinistra.

Quante cose non si sanno su Cuba e sulla sua storia recente. Quante cose vengono tralasciate, ignorate, ipocritamente sorvolate. Non c’è nessun paese, nel panorama attuale, che subisce una disinformazione così al limite del grottesco come succede invece a Cuba, paese sovrano che ha scelto la strada anticapitalista.
La sinistra italiana fa l’anima bella e non si pone domande sul perché Cuba, nel 2003, sia arrivata, dopo tanti anni di moratoria, ad adottare misure estreme come la fucilazione. E non si pone nemmeno la briga di capire quali incredibili pressioni e minacce sopporta questo paese caraibico, soprattutto dopo la caduta del blocco sovietico nel 1991 e ancora di più dopo l’elezione -e la rielezione- di G.W. Bush alla Casa Bianca.
Cerchiamo di capire qualcosa di più, partendo dalla fine degli anni ’90, gli anni in cui l’economia cubana esce dal periodo critico causato dalla caduta del sistema sovietico; anni in cui comunque la popolazione cubana ha visto mantenere e sviluppare le proprie conquiste: sanità, istruzione e servizi sociali gratuiti.
Sale la tensione
Nel 1997 alcuni mercenari centroamericani in odore di CIA riescono a entrare e a piazzare delle bombe carta nelle hall di tre alberghi all’Havana con l’obiettivo di minare la nascente industria turistica cubana. Un giovane italiano, Fabio Di Celmo, rimane ucciso dissanguato perché colpito alla gola da una scheggia di vetro scagliata da una di queste bombe.
Nel 1998 Castro spedisce all’FBI un rapporto dettagliato sui progetti terroristici della mafia cubana di Miami ai danni dell’Isola. Il rapporto è stato redatto da cinque agenti del controspionaggio cubano infiltrati nella rete anticastrista della Florida. Per tutta risposta gli Stati Uniti arrestano i cinque e li condannano a pene tombali, perché colpevoli di aver scoperto le centrali terroristiche responsabili degli attentati che, ricordiamolo, hanno causato a Cuba più di tremila morti in trent’anni.
Nel 2001 Bush vince le elezioni con i brogli propri in Florida. In settembre, dopo gli attacchi suicidi alle Twin Towers, lancia la guerra santa contro il Terrore. Cuba finisce nell’elenco degli Stati canaglia che appoggiano il terrorismo internazionale. Gli Stati Uniti invadono l’Afghanistan, poi, nel 2003, si preparano ad attaccare l’Iraq. A Cuba la preoccupazione cresce.
E’ il 2003 l’anno cruciale. Bush, con la sua guerra preventiva fa paura a molti Stati del Terzo Mondo. Chi sarà il prossimo paese a finire nel mirino? La CIA non perde tempo: sobilla scioperi e proteste contro il governo di Hugo Chávez che ha nazionalizzato i pozzi di petrolio e promosso una riforma agraria per dare la terra ai contadini.
Intanto, già nel 2002, dopo essere stato dislocato in Guatemala, Honduras, Salvador e Haiti, arriva a Cuba il nuovo capo della Sezione di interessi nordamericani all’Havana, James Cason. Tra il 2002 e il 2003 Cason incontra tutti i cosiddetti dissidenti garantendo loro l’appoggio degli Stati Uniti.
Arrivano i primi risultati: nel 2003 due voli interni cubani vengono dirottati da persone armate che dirigono gli aerei in Florida (aerei, di proprietà della Cubana de Aviación, che non sono ancora stati restituiti).
Nello stesso anno, un traghetto cubano colmo di turisti, viene sequestrato e dirottato da un gruppo di pregiudicati con pistole e coltelli. I turisti in ostaggio riescono a buttarsi a mare e i sequestratori vengono catturati dalla guardia costiera cubana. Processati, vengono fucilati per pirateria e atti di terrorismo.
Intanto alla Sezione di Interessi degli Stati Uniti all’Havana, Cason offre aiuto economico, alimentare, medicinale e preziosi visti d’ingresso negli USA a fantomatici dissidenti, che entrano ed escono a loro piacimento dagli uffici nordamericani.
Sempre nel 2003 Cuba, vede liberati a Panama e trasferiti a Miami su richiesta degli Stati Uniti, terroristi accertati come Luis Posada Carrilles, colui che organizzò l’abbattimento di un aereo di linea della Cubana de Aviación.
Siamo a marzo 2003. Bush ordina l’invasione dell’Iraq. Gli espatriati anticastristi organizzano a Miami manifestazioni in favore della guerra in Iraq, scandendo slogan “Oggi in Iraq, domani a Cuba!”.
Sull’Isola la preoccupazione è alta: viene dato lo stato di allerta ai Comitati di difesa della rivoluzione e alla milizia civile. L’operazione di Cason però è già saltata da qualche giorno, perché gli infiltrati dei servizi segreti cubani sono usciti allo scoperto e hanno denunciato i tentativi in corso di destabilizzare l’Isola. Svariate persone finiscono in carcere per aver accettato denaro da una potenza straniera a fini di spionaggio contro lo Stato (e non per reato di opinione, come si è voluto far credere in Europa).
Da questi processi esce allo scoperto la sorprendente attività del controspionaggio cubano: la maggior parte delle menti moderate ai vertici della “dissidenza” erano appunto agenti infiltrati, la cui posizione era quella di sviluppare l’attività critica e informativa senza accettare l’abbraccio mortale con gli americani. Insomma, la minoranza moderata all’interno dei gruppi “dissidenti” (poche decine di persone in tutta l’Isola) era composta in gran parte da agenti castristi in incognito.
L’anomalia del mondo che tanto da fastidio
Quanto detto deve far riflettere chi pensa che a Cuba “si siano fucilati i dissidenti perché il dittatore Castro ha voluto così”. Dobbiamo capire in che contesto Cuba vive e sopravvive, invece di sputare sentenza di condanna inappellabili. Ogni giorno la Rivoluzione cubana cerca di rompere il muro di menzogne e di oppressione che da oltre quarant’anni ingiustamente e illegalmente subisce da parte degli Stati Uniti.
Il popolo cubano lotta contro chi vuole vedere la sua straordinaria esperienza cancellata da un invasione militare sempre minacciata. Lotta per avere il diritto all’autodeterminazione, il diritto di scegliere il proprio presente ed il proprio futuro.
A Cuba, dove la gente muore in media a 75 anni invece che a 45 come nel resto del continente latinoamericano, la media di mortalità infantile è identica a quella della Svezia e il giovane cameriere, che serve l’arrogante e ignorante turista europeo all’Hotel Habana, ha una laurea che per via dell’embargo non gli darà ricchezza, ma sicuramente coscienza di sé.
Cuba, paese elogiato dall’ONU per i suoi risultati nella campagna nazionale sulle vaccinazioni che la pone all’avanguardia in tutto il mondo; paese che esporta medici e personale sanitario in tutti paesi poveri senza chiedere nulla in cambio; paese che viene suggerito dall’ONU allo Sri Lanka, in ginocchio per lo tsunami, come punto di riferimento perché, pur non avendo i mezzi di Giappone e Stati Uniti, ha messo in piedi un sistema di allarme e prevenzione che permette all’isola di avere pochissime vittime al passaggio degli uragani.
Cuba non è la Cina, che fucila più di duemila persone all’anno. Eppure la Cina, che ha un mercato che nessuno vuole perdere, incassa perfino l’appello del presidente Ciampi affinché le venga tolto il divieto di commerciare armi.
Cuba non è responsabile se la maggior parte dei sogni della sinistra italiana non si sono avverati qui da noi. Tanta ipocrisia fa veramente incazzare.

Viva Cuba! Viva la Revolucion Cubana!
Patria o muerte. Venceremos!!!