L’incontro per raccontare sanità, istruzione e rapporti internazionali di Cuba, alla biblioteca comunale di Lurate Caccivio, organizzato dall’Associazione Italia–Cuba lunedì 3 dicembre, ha visto anche la partecipazione della console cubana Silvina Santos Guizado.

Il saluto del sindaco di Lurate Caccivio Emilio Botta ha aperto la serata a cui hanno partecipato circa 80 persone. Il primo cittadino ha citato, ricordando un suo viaggio nell’isola, una frase di un manifesto cubano: «Questa sera milioni di bambini dormiranno per strada, nessuno di questi è cubano».
La parola è passata alla console generale Silvina Santos Guizado, che ha esposto, con un ampia panoramica, le tematiche dell’incontro. «Partiamo dall’istruzione, partiamo dagli anni precedenti la rivoluzione, il 42 per cento della popolazione era analfabeta e 600 mila bambini non frequentavano la scuola, principalmente perché non esistevano istituti nelle zone periferiche dell’isola. La discriminazione era forte anche negli ambienti scolastici, i neri difficilmente riuscivano ad accedere all’istruzione».
«Tre anni dopo la vittoria della rivoluzione – ha continuato la console – sono state attuate le riforma dell'educazione e la Campagna di alfabetizzazione. La scuola è stata resa pubblica, gratuita e accessibile, trasformando le caserme del regime di Batista in edifici scolastici. Venne attuato un piano di educazione per 800 mila insegnanti, che furono poi spediti su tutto il territorio dell’isola. Tra quelli c’ero anch’io.»
I risultati furono un’alfabetizzazione pressoché totale non solo dei giovani, ma anche tra i lavoratori, che potevano seguire le lezioni nei loro Centri di lavoro, terminato l’orario di servizio. «Anche durante il periodo especial (1989 – 2003, crisi economica conseguente al crollo del blocco sovietico) rimasero funzionanti il 100 per cento delle scuole primarie e il 95 per cento di quelle secondarie». Investendo il 12 per cento del pil in istruzione, Cuba può vantare 420 mila universitari (su 11 milioni di abitanti), 17 università, almeno una per provincia, e un forte impegno nella ricerca, soprattutto medica, in cui sono coinvolti circa 35 mila scienziati.
«La sanità a Cuba è gratuita, condizione credo unica fra i paesi del terzo mondo. Abbiamo eliminato le malattie legate alla povertà, con un piano sanitario incentrato sulla prevenzione. Il nostro sistema sanitario si articola su tre livelli: il primo, fondamentale, sono i medici di famiglia, dislocati nel paese così da poter raggiungere il 97 per cento della popolazione, a loro sono affidati i compiti più semplici. Al secondo livello vi sono i policlinici, i vostri ambulatori, anch’essi diffusi capillarmente nel paese. Per ultimi, 280 ospedali, con 6300 posti letto, trattano i casi più gravi.»
«La rivoluzione cubana ha sempre messo al centro delle sue politiche sanità e istruzione, così che oggi Cuba conta 36 mila medici che lavorano all’estero e un piano d’istruzione, ritenuto molto efficace dall’Unesco, esportato in molti paesi dell’america latina e centrale. Esiste anche un contingente di pronto intervento, per i casi di disastri naturali, che è intervenuto, per esempio, subito dopo lo Tzunami o l’uragano Katrina».
Per approfondire l’argomento sanità era presente anche Juan Roca Sierra, medico cubano rappresentante per l’Italia del Ciren (Centro internazionale di riabilitazione neurologica cubano). Juan Roca Sierra ha puntato l’attenzione sulla qualità della sanità cubana, migliore di molti paesi del primo mondo, anche se di un paese che appartiene al terzo: «Lo conferma l’Oms (organizzazione mondiale della sanità), tutti gli indici sanitari cubani, come la mortalità infantile o le principali cause di morte sono simili a quelle dei paesi ricchi. A livello geografico poi, le migliori condizioni si riscontrano spesso nelle province periferiche, al contrario di quanto si possa pensare. Questo perché il sistema sanitario decentrato garantisce l’uguaglianza tra i cittadini e riduce i costi prevenendo le malattie».
All’apertura del dibattito le domande del pubblico hanno stimolato i relatori a descrivere la realtà cubana anche sotto altri ambiti, oltre a quelli felici di istruzione e sanità. I relatori hanno sottolineato come l’isola sia sottoposta a un embargo totale dal 1961, ritenuto illegale anche dalle Nazioni unite, che da 16 anni votano a maggioranza per eliminarlo e di come questo condizioni ogni aspetto della vita cubana. «Durante il periodo especial la penna biro era considerata un bene di lusso – ha sottolineato Sergio Marinoni, presidente nazionale dell’associazione Italia-Cuba – L’errore che si commette è di confrontare Cuba con i paesi ricchi, mentre l’isola appartiene al terzo mondo e la Rivoluzione ha portato ad un netto miglioramento delle condizioni di vita, inconfrontabili con quelle di altri stati centro americani». Sollecitata sulla tematica economica Silvina Santos Guizado ha spiegato «Cuba è un paese socialista, pertanto ha un’economia socialista, che non si può guardare da un’ottica capitalista. L’azione economica è pianificata centralmente e le aziende sono principalmente statali, amministrate da funzionari pubblici che devono rendere conto all’assemblea generale dei lavoratori. Non esistono grandi proprietà terriere, i campi sono divisi in piccoli lotti gestiti perlopiù da famiglie. La socializzazione ha delle imperfezioni perché è mediata dalla burocrazia, di questo siamo coscienti, ma ci adoperiamo continuamente perché questa non crei disuguaglianza». La console è passata poi a riflettere sull’influenza del mondo occidentale su Cuba, da quando è stato spinto fortemente il settore del turismo per far fronte alla crisi economica: «Da quando Cuba si è aperta al turismo ha accettato di prender parte a questa grande sfida, che è una sfida di idee. Le giovani generazione sono sicuramente influenzate dal mondo ricco, anche loro guardano troppo la televisione e sognano vestiti di marca, ma la nostra missione è fargli capire che il consumo fine a se stesso è inutile e dannoso, a maggior ragione quando intorno a te la gente vive di stenti».
Una riflessione sulla condizione della donna a Cuba ha chiuso la serata. 36 per cento è il numero dei professionisti donne e anche la quota femminile nel parlamento. Castro definì «una rivoluzione dentro la rivoluzione» l’emancipazione delle donne in questi cinquant’anni. La console ha poi spiegato: «Prima della rivoluzione la donna era considerata una mera serva della casa, dal ’58 ha gli stessi diritti dell’uomo. I pregiudizi di uomini e donne non si possono certo sconfiggere con le armi, molto è stato fatto, ma sicuramente il cammino verso una parità sostanziale è ancora lungo». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

 

PRIMO PIANO