Unità, fermezza e solidarietà
Le caratteristiche del VII Vertice Presidenziale dell’ALBA
Jorge Martín Blandino - Geovani Fernández (Inviati speciali)

Il Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz, Presidente della Repubblica di Cuba, presiede la delegazione  cubana al VII Vertice Presidenziale  dell’Alternativa Bolivariana per i Popoli di Nuestra América (ALBA), che ha iniziato le sue sessioni giovedì 16 a Cumaná, capitale dello Stato venezuelano di Sucre.

Chávez ha iniziato la riunione salutando tutte le delegazioni presenti ed a continuazione ha analizzato con solidi argomenti l’attuale crisi economica internazionale, il carattere criminale, illegale ed ingiusto del blocco imposto a Cuba e la l’assurda esclusione dell’Isola dal sistema interamericano.

Poi ha ceduto la parola al presidente cubano Raul Castro, che ha usato il minimo possibile di parole per esporre le cause e le conseguenze dell’attuale crisi economica mondiale e l’assurdo tentativo di superarla con meccanismo  che, come il Fondo Monetario Internazionale, hanno contribuito ad accentuarne gli effetti.

Il presidente cubano  ha segnalato l’importanza di soluzioni che partano dal maggior consenso mondiale possibile e non da accordi tra pochi paesi poderosi

Ha messo in risalto il contributo che può dare il Sistema Unico di Compenso Regionale, SUCRE, nelle ricerca di una maggior indipendenza economica.

“Le nostre nazioni, ha affermato, non hanno la capacità da sole di trasformare l’ordine economico internazionale, ma sì il potere di porre nuove basi e costruire le proprie relazioni economiche”,  ha affermato.

Inoltre ha ratificato la vocazione solidale di Cuba con i popoli dell’America Latina e dei Caraibi.

A continuazione sono intervenuti i presidenti di Bolivia, Honduras, Nicaragua, Paraguay e i primi ministri di Dominica e San Vicente y las Granadinas. Quest’ultimo ha sollecitato ufficialmente l’ingresso del suo paese nell’ALBA.

Hanno parlato anche il ministro degli esteri dell’Ecuador e Miguel D’Escoto, presidente dell’Assemblea Generale della ONU.

Tutti hanno espresso accordo sui documenti sottoposti alla considerazione del Vertice, il loro appoggio a Cuba e la condanna del blocco.

Raúl ha ringraziato a nome del popolo cubano e di Fidel per queste sincere manifestazioni di solidarietà verso la nostra Patria,  idee condivise dalla stragrande maggioranza dei paesi, a parte poche e note eccezioni.

Rispetto alla OEA ha segnalato che non avrebbe risposto alle dichiarazioni del suo segretario generale: “Perchè lo ha già fatto Fidel in una delle sue riflessioni”, ed ha segnalato che la storia di questa organizzazione trasuda sangue da ogni parte.

Raúl ha ricordato l’ignominioso ruolo svolto dalla OEA nell’aggressione contro il popolo del Guatemala negli anni ‘50 e successivamente la sua complicità nell’attacco  e nelle azioni di terrorismo contro Cuba, che hanno provocato migliaia di vittime innocenti.

Raúl ha segnalato come esempio l’epidemia provocata di dengue emorragico, l’attentato all’aereo cubano nel cielo di Barbados, che provocò la morte di 73 persone e l’invasione mercenaria di Playa Girón.

“Ci hanno espulso dalla OEA all’inizio del 1961”, ha detto, “perchè questa organizzazione  potesse riconoscere il governo burattino che pretendeva di trasferire gli Stati Uniti sino a quella spiaggia che tentarono d’occupare in Cuba e che sollecitò immediatamente l’invasione delle forze armate nordamericane, azione che sarebbe costata migliaia di vittime tra il nostro popolo, come avvenne in Guatemala, senza la minor protesta della OEA”.

Raúl ha chiarito che nel gennaio del 1962 Cuba fu espulsa perchè si pianificava l’attacco di Playa Girón, l’invasione diretta dall’esercito degli Stati Uniti. Questo fu  la triste realtà  che condusse alla detta crisi dottobre, nell’ottobre del 1962. Inoltre ha ricordato che il governo cubano ha espresso pubblicamente la disposizione a discutere con le autorità nordamericane qualsiasi tema sulla base dell’assoluto rispetto  della sovranità e dell’autodeterminazione dei popoli.

Rispetto le accuse per le condanne dei mercenari pagati dagli USA e dei terroristi condannanti dalle leggi cubane, il presidente Raúl ha ratificato la disposizione di porli in libertà se si liberano i nostri Cinque Eroi prigionieri nelle carceri dell’impero.

Chávez ha risposto alle scuse di Raúl, perchè aveva preso di nuovo la parola,  dicendo :“Ha parlato Cuba”. È seguito un abbraccio con un forte applauso di tutti i presenti.

Al termine della sessione i presidenti sono andati al parco  Ayacucho, nella zona storica della città, per collocare una corona di fiori davanti alla statua del Gran Mariscal  Sucre. Li aspettava una gran folla molto entusiasta. 

La giornata è continuata con la visita alla caserma Sucre, laccampamento militare dove Chávez si fece notare come giovane tenente. 

Di fronte alle truppe formate, il presidente venezuelano  ha affermato che fu lì che iniziarono le sue inquietudini politiche.

 L’ARRIVO A CUMANÁ

"Viva Cuba! Viva Fidel! Viva Raúl!"

Chávez ha accolto così il presidente cubano nell’aeroporto della caraibica Cumaná, sotto il sole ardente di questa città che ha un clima simile a quello dell’oriente cubano.

I due presidenti in un incontro improvvisato con la stampa, hanno toccato tra i varo temi i recenti passi aventi dei popoli latinoamericani e dei Caraibi ed hanno segnalato che aprile è storicamente è un mese di grandi vittorie popolari, come quella di Cuba nel 1961 di fronte all’invasione mercenaria e quella del Venezuela del 2002, di fronte al colpo di stato reazionario.

( Traduzione Granma Int.)

 

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