Cuba
- Europa: Un’altra occasione persa di Marilisa Verti
dal sito di Radio Città Aperta
E’
così: l’Italia e l’Europa hanno perso un’altra
occasione per staccarsi dagli Stati Uniti. Sono cadute nella trappola
che gli Usa avevano creato per loro. Mi riferisco alla vicenda del giornalista
italiano Battistini, espulso da Cuba perché esercitava attività
giornalistica con un visto turistico, e ad altri personaggi che volevano
andare a Cuba come turisti per eludere la legge cubana.
I quotidiani italiani hanno montato un vero e proprio caso politico
su una vicenda inesistente. La notizia non c’era ed è stata
creata: un giornalista ha violato la legge ed è stato rimpatriato,
senza abusi o torture. Fine del problema.
La legge è legge, ovunque. Il suo rispetto implica l’accettazione
delle norme, altrimenti si è dei fuorilegge.
A Cuba, nonostante molti in Italia e in Europa sperassero in arresti,
retate, violenze e bagni di sangue, non è accaduto nulla. I cosiddetti
‘dissidenti’ hanno tenuto il convegno dimostrando anche
la loro vera faccia, grazie al messaggio di Bush: vogliono diventare
una stella in più nella bandiera nordamericana dimenticando le
lotte per l’indipendenza, le parole di Martì, gli attacchi
terroristici della mafia cubano-americana, le figure di Posada Carriles
e di altri loschi personaggi legati alla destra più oltranzista
del governo statunitense. Si è anche visto che rappresentano
solo se stessi. Se l’incontro è stato organizzato da 350
organizzazioni di ‘dissidenti’, come è possibile
che al Convegno ne fossero presenti solo 100? Gli altri erano osservatori,
giornalisti, diplomatici. Queste cifre provengono dallo stesso Corriere
della Sera, uno dei principali quotidiani italiani per cui lavora Battistini.
Evidentemente la voglia di scrivere contro Cuba non fa riflettere la
cosiddetta ‘stampa libera’ italiana.
C’è la questione dei visti. Cuba non è l’unico
paese al mondo che richiede un visto giornalistico. Accade quasi dappertutto,
dall’India all’Indonesia, dall’Australia al Brasile,
dai paesi Arabi ad Israele, dai Paesi Africani agli Stati uniti.
Nel regolamento di ingresso negli Stati Uniti si legge che “il
visto non è un diritto, ma una concessione per l’ingresso
nel paese” e che se si entra con un visto e si esercita un’altra
attività si corre il rischio di espulsione. E’ accaduto
anche a Robert Menard, il capo indiscusso di Rsf che, però, si
è guardato bene dal denunciare il fatto all’opinione pubblica.
E’ accaduto in Israele, che ha respinto giornalisti e operatori
di pace. Ma tutto questo, per i giornali ‘liberi’ italiani
non fa notizia: gli Stati uniti e i loro alleati non si toccano.
Anche l’Italia respinge gli ingressi o consegna i visti in ritardo.
L’ultimo caso è proprio di questi giorni: Il concerto della
Banda Municipale di Santiago di Cuba, ultimo appuntamento della rassegna
di 'Crossroads', previsto al Teatro dell'Osservanza di Imola e' stato
spostato, per la mancata concessione in tempo utile dei visti di ingresso
in Italia ai 19 componenti della formazione cubana, che avrebbe dovuto
iniziare il tour europeo proprio a Imola con un appuntamento dedicato
a Compay Segundo. Non ho letto sui giornali a lettere cubitali questa
notizia.
In Italia, i giornalisti che provengono dai Paesi in cui serve il visto
per l’ingresso nel paese devono farne richiesta per tempo al Consolato.
Se non ne sono in possesso vengono respinti alla frontiera, oppure sistemati
nei centri di detenzione per stranieri (li chiamano centri di accoglienza)
e rimpatriati.
Ma anche questo non fa notizia.
I diktat degli Usa, invece, vengono presi alla lettera e la folla di
servitori nei confronti della superpotenza si fa sempre più prona
e disposta a sottomettersi.
Peccato: avevamo sperato in un’Europa diversa, e non in una colonia
statunitense.
Il fatto accaduto in questi giorni, infatti, dimostra che gli Stati
uniti sono riusciti nel loro intento: indebolire ulteriormente l’autonomia
europea e asservire questo stato ai loro interessi. Era questo uno degli
obiettivi con il Convegno cubano, ed è stato raggiunto. L’Italia
e l’Europa hanno perso un’altra buona occasione di alzare
la testa, dopo che l’avevano già pesantemente piegata a
Ginevra, appoggiando la risoluzione Usa e non sostenendo quella cubana
su Guantanamo.
L’Europa è stata una terra ricca di cultura, di fermenti
artistici, di vitalità. Adesso è appiattita su di una
logica che non le appartiene. Dappertutto ci sono I MacDonald, alla
faccia della tradizione gastronomica italiana ed europea; la televisione
copia quanto accade negli Usa; l’arte e la cultura sono parole
vuote asservite al Dio Denaro. E’ la rivincita dei coloni che,
massacrando gli abitanti autoctoni, hanno dato vita agli Stati Uniti
e ora impongono la via ai loro genitori. Intanto ci si riempie la bocca
di termini come libertà e democrazia, svuotate completamente
dal significato originale.
Siamo alla decadenza e abbiamo perso un’altra occasione per alzare
la testa e comportarci con dignità. Stare con Cuba significa
stare con un’ Europa indipendente.