La morte in prigione non è uguale per tutti
di Enea Baldi tratto da rinascita.eu
Un prigioniero politico cubano è morto l’altro ieri dopo 85 giorni di sciopero della fame, iniziato per chiedere migliori condizioni di vita in carcere. Lo ha fatto sapere Elizardo Sanchez del gruppo indipendente Cuban Human Rights Commission. Orlando Zapata Tamayo, 42 anni, è morto in un ospedale dell’Avana dove era sottoposto a cure parenterali nel tentativo di mantenerlo in vita, ha detto il rappresentante della Ong. “E’ un’enorme tragedia per la sua famiglia, per il movimento per i diritti umani di Cuba e per il governo dell’isola, perché ora ci saranno proteste sia a Cuba che all’estero”, ha detto Sanchez a Reuters. Da sottolineare come, senza conoscere ancora le probabili cause della morte dell’uomo, né i risultati autoptici, Sanchez, alla stessa stregua di un paragnosta, abbia già “previsto” i dissensi da parte delle organizzazioni internazionali.
Se la notizia avesse riguardato un soggetto (politico o non, poco conta) detenuto in un carcere italiano, sarebbe stata sbattuta in una qualche pagina di cronaca locale, e non c’avrebbe fatto caso nessuno, vista l’impressionante sequenza dei morti nelle nostre carceri. Solo nel 2009 sono state 171, quasi tutte persone giovani e giovanissime. Undici nel solo mese di novembre, delle quali 8 in giovane età, stroncate dal “mal di carcere”: suicidi, overdose, morti che spesso restano senza una spiegazione. 72 i suicidi accertati come tali. E il 60% era in attesa di giudizio. In Italia ogni anno muore in carcere un detenuto su mille, contro il dato – per esempio – degli Stati Uniti di uno su 4 mila. Una tragedia, quasi una calamità se si sommano le morti sulle strade e quelle sul lavoro… eppure la morte in carcere di un detenuto politico cubano, inevitabilmente solleva lo sdegno dei nostri giornalisti “democratici”.
Ma veniamo ai fatti che hanno determinato la morte dell’uomo. Tamayo iniziò lo sciopero della fame dopo che il governo si rifiutò di accettare alcune sue rimostranze: una divisa bianca che lo identificasse come prigioniero politico e non l’uniforme di recluso comune, insieme alle proteste per le condizioni in cui si trovano i carcerati politici, tra cui il cibo previsto dalla prigione. Tutte condizioni probabilmente disilluse dall’autorità carceraria che lo ospitava, tanto da indurlo ad alimentarsi solo col cibo che, ogni tre mesi, gli portava in prigione sua madre.
L’uomo faceva parte del “Movimento per l’alternativa repubblicana” e doveva scontare una pena a 28 anni di prigione. Secondo la Commissione Cubana di Diritti umani e Riconciliazione Nazionale questo è il primo carcerato politico cubano che muore in prigione da più di quattro decadi ed il secondo dissidente cubano che muore per questa causa. Il primo fu Pedro Luis Boitel, ad inizio degli anni 60 dello scorso secolo. Dati alla mano quindi, si evince quanto le “pessime” condizioni carcerarie cubane siano di gran lunga migliori di quelle italiane.
Allora, sorge curiosa una domanda: “a chi giovano notizie come questa? Potenziale eco di un qualche probabile progetto di trasmissione televisiva tout court? Oppure per ricordare ancora ai popoli coccidentali che Cuba è tra i Paesi dissidenti nei confronti delle politiche neoliberiste anglo-statunitensi? Qualche maligno addirittura potrebbe sospettare che dal momento che siamo in campagna elettorale, una notizia come questa potrebbe fare comodo ai “leader” di governo, tanto per ricordare che il socialismo (o comunismo) è contro la “democrazia”. Ma ormai, i socialisti in italia sono tutti morti, insieme a Craxi...
In tema di Giustizia, situazione carceraria e diritti umani, i nostri politici, complici i media, forse in questo periodo farebbero bene a tacere, visti i dubbi sulle condizioni carcerarie relative al decesso di Stefano Cucchi – una morte pronta all’oblio - visto che i legali della famiglia del giovane continuano a chiedere – senza ottenere – le foto della Tac e le radiografie eseguite nel corso della seconda autopsia disposta dal pm. E se non bastasse ciò per dichiarare uno stato di emergenza carceri, basti pensare che nella giornata di ieri si sono verificati tre suicidi in carceri del nord Italia, le agenzie di stampa hanno passato le notizie come "brevi".