SUL CASO DI ORLANDO ZAPATA TAMAYO
Orlando Zapata Tamayo, di 42 anni, non fa parte dei mercenari che furono processati nel marzo del 2003 (non è uno dei 75). Si è dichiarato in sciopero della fame il 18 dicembre 2009, rifiutandosi di ricevere assistenza medica. Ciò nonostante, è stato trasportato prima al Posto Medico della prigione, poi all’Ospedale Provinciale della città di Camagüey e poi all’Ospedale Nazionale dei Reclusi di La Habana.
In tutti i posti, gli sono stati fatti esami clinici e gli è stata prestata tutta l’assistenza medica necessaria, compresa la terapia intermedia e intensiva e l’alimentazione volontaria per via parenterale (endovenosa) e enterale (mediante sondino) e gli sono stati garantiti tutti i medicamenti e i trattamenti necessari fino alla sua morte. Questo è stato riconosciuto anche da sua madre.
Il 3 febbraio ha avuto febbre che è scomparsa in 24 ore. Successivamente, gli è stata diagnosticata una polmonite che è stata trattata con antibiotici e i procedimenti più avanzati. Essendo compromessi entrambi i polmoni è stato assistito con la respirazione artificiale fino alla morte. Dopo l’entrata nel penitenziario, la madre di Zapata Tamayo, Reyna Luisa Tamayo, si è legata ad attività di gruppi controrivoluzionari per le quali riceveva denaro da organizzazioni controrivoluzionarie che agiscono nel territorio degli Stati Uniti, come la Fondazione Nazionale Cubano-Americana.